Italia prima al mondo per contagi da ArteVirus

Italia prima al mondo per contagi da ArteVirus, suona un po’ provocatorio. Non lo nascondo, ma c’è un motivo.

L’emergenza del Covid-19 sta presentando più complicanze del previsto. Parlo di tutti quei risvolti subordinati alla salute, quantomeno fisica, ma direttamente collegati.

Problematiche sociali di più tipo: dall’assenza di libertà, al divieto di svago passando per l’impossibilità di stare nel sociale “accontentandosi” (si fa per dire) della famiglia.

Certo, mi rivolgo a tutti coloro che, sani, asintomatici o lievemente colpiti, hanno la possibilità di “combattere” con delle spade meno affilate rispetto a quelle necessarie in una stanza di ospedale.

Il senso civico e il buonsenso, tanto implorati in questi giorni frenetici e spaventosi, diventano condicio sine qua non affinché tutto possa contenersi e tornare alla normalità. Invocati così, però, sono termini che suonano duri, apatici, restrittivi, vincolanti rispetto all’essenza dell’uomo: quella di essere un animale sociale. Diventa difficile essere freddi e razionali, lo capisco bene.

E’ per questo che vorrei porre questa situazione di emergenza sotto un’altra ottica, più positiva anche se all’apparenza “superficiale”. Col solo scopo di sostituire con il calore delle emozioni positive la freddezza dei termini “senso civico” e “buonsenso”. Che potrebbero risultare più coinvolgenti e manifestare fino in fondo il significato che esprimono.

Questo preciso periodo storico, piuttosto che di emergenza, voglio vederlo come la rivincita dei libri, della cultura e dell’arte.

Pensate, quante volte siamo stati “costretti” a sopprimere l’esigenza di passare un po’ di tempo con noi stessi e con tutto quello che ci fa stare bene, a livello strettamente individuale e personale…

La cultura e l’arte sono bisogni dell’uomo: esigenze.

L’estro creativo, la comunicazione sotto le più svariate forme, ha bisogno di essere “costruita” e per farlo necessita di tempo, dedizione, cura del dettaglio, propensione.

Aldilà di chi è più o meno talentuoso, di chi convenzionalmente viene definito artista secondo parametri oggettivi (e questo è un tutto dire), la necessità di comunicarsi artisticamente è insita nell’essere umano.

Gli “artisti” hanno bisogno di “isolarsi” dalla società, per certi versi, per poter partorire l’idea. Lavoro, lavoro e lavoro.


I “non artisti” hanno bisogno di reprimere questa esigenza perché non restituisce remunerazione, per poter portare il pane a casa.

Non importa in quale maniera, per entrambe le categorie si tratta di dover fare delle rinunce per soddisfare la necessità di sopravvivenza…

Quanto migliorerebbe la qualità della vita se tutti, nello stesso modo, potessero esprimersi artisticamente secondo le proprie esigenze, senza dover rinunciare a nulla?

E’ qui che emerge, in maniera netta, quella che di solito è una sottile differenza tra vivere e sopravvivere.

Io voglio vederla come la rivincita dell’arte. Proporrei a tutti di rivolgersi al Virus con l’appellativo di Arte-Virus, nell’accezione più positiva del termine.

Non uscendo da casa per svagarsi, per passeggiare in centro, per un aperitivo con gli amici, per giocare a calcetto o per un gelato al mare, di tempo per le passioni artistiche ne rimane abbastanza.

Anche la qualità dell’arte stessa ne potrebbe beneficiare. E l’Italia, si sa, storicamente, è un popolo di artisti e menti brillanti.

Facciamoci contagiare in questo modo.

La cultura cinematografica latita, eppure quanti di noi vorrebbero avere il tempo e il modo di colmare questa lacuna? Ora ce l’abbiamo.

Quante canzoni, quanti album e quanti testi non abbiamo ascoltato come avremmo voluto?

Quanti libri prendono polvere, si ingialliscono ma restano lì, sulla mensola, come semplice abbellimento del salotto?

E’ arrivato il momento di ricoverarci in terapia intensiva a causa dell’ArteVirus.

Acculturiamoci e produciamo. Dedichiamoci minuziosamente, curiamo maniacalmente i dettagli. Ora lo possiamo fare, che la superficialità vada a farsi fottere.

Torneremo a uscire da casa, è questione di tempo… e fidatevi comunque non abbastanza sufficiente per l’arte.

Ma quando torneremo a uscire da casa tutto sarà ancora più bello.

Avremo nuovi argomenti su cui confrontarci, sarà quasi estate con il sole a colorare l’umore delle giornate.

Il sapore di libertà e spensieratezza sarà indescrivibile e l’idea di aver occupato il tempo in senso costruttivo e civico colmerà qualsiasi vuoto si possa avvertire in questo periodo.

Studiamo, produciamo e aspettiamo. Nei momenti di pressione e difficoltà abbiamo sempre dato il meglio.

Rimbocchiamoci le maniche e impugniamo le penne. O le cuffie. O Netflix.

Italia prima al mondo per contagi da Arte-Virus:

Ce la facciamo!

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