Primo caso di Covid-19 nel Salento: i cittadini in preda all’ignoranza

Purtroppo è successo tutto quello che mi aspettavo e non parlo del fatto (scontato e ipotizzabile) che il virus sia arrivato anche da noi – scrivo da un pese in Provincia di Lecce – quanto dell’effetto che questo ha avuto sui cittadini del paese interessato e limitrofi.

Reazioni spropositate, semplici supposizioni prese come verità evangelica, gogna mediatica per il malcapitato di turno, costretto a subire i sintomi di una società malata anche peggio del Covid-19.

Io non ho competenze, informazioni, conoscenze tali da poter sentenziare un’esagerazione che ha come effetto la psicosi, o per fomentare l’allarmismo generale.

Credo che avere paura sia normale dato il contesto e il paradosso informativo per cui nessuno è in grado di definire, semplicisticamente, l’effettiva gravità del virus.

Tutto quello che è successo nel leccese, però, per quanto purtroppo me lo aspettassi, mi provoca schifo, ribrezzo e indignazione. Dimostra quanto la nostra società sia superficiale, poco empatica, ignorante e lapidaria.

Si sono confermati tutti, o la maggior parte, giudici moralisti, prepotenti, “eticamente impeccabili” e ignoranti. Sempliciotti.

Nemmeno il tempo della notizia e, da buon Paesotto quale siamo, sono venuti fuori aneddoti, storie, dettagli che nemmeno il povero Cristo in questione ne era a conoscenza.

Insulti gratuiti, offese, minacce di morte, “avresti dovuto…” e milioni di altre modalità di oscurare il timore di risultare positivi al test…

Perché dietro ogni “non mi preoccupo per me, ma per gli anziani”, “non avresti dovuto muoverti da casa”, “te lo meriti tutto”, c’è un significato ben preciso: “per colpa tua rischio di essere contagiato anche io”. Potete nascondervi quanto volete dietro delle maschere fatte da ipocrisia e morale, ma voi, salentini DOC, siete questo.

In tutta Italia, non solo nel Salento, il Coronavirus sta appannando la lucidità di pensiero della gente, facendo perdere il contatto con la realtà.
Non a caso si parla di psicosi.
Che cos’è che causa la psicosi? Un’esasperazione della solita, onnipresente, paura.

La paura, se non gestita correttamente, limita il pensiero dell’uomo fino a farlo regredire allo stato di “sopravvivenza”.

In un contesto del genere – in cui le possibilità di evitare un contagio sono in molti casi indipendenti dal nostro volere – qual è la reazione più facile e a portata di mano?

Banalmente, dare la colpa a qualcun altro. Ovvero scaricare, distaccare, il problema da sé stessi attribuendolo agli altri.

Se fossimo in grado di andare oltre la paura e sfruttare le capacità cognitive nel modo più giusto e funzionale, ci soffermeremmo sull’altra faccia della medaglia di tutto questo squilibrio mondiale e nazionale.

Il bicchiere mezzo pieno è rappresentato dalla fortuna di trovarsi a vivere in un periodo storico del genere; per analizzarlo e farne tesoro traendo le giuste considerazioni.

Possiamo trarne una lezione sociologica importante: se non si diventa pienamente consapevoli, nel pensiero e nell’ atteggiamento mentale, la natura dell’uomo si dimostra essere, ancora nel 2020, individualista, cinica, egoista e retrograda.

Questa è la nostra essenza allo stato brado. Il grande problema è che oggi conosciamo tutti gli strumenti e le tecniche per progredire, non solo nella tecnologia, ma anche negli automatismi e nell’ atteggiamento mentale, indispensabile per affrontare tutti i tipi di crisi.
Ci sono sempre due modi di intendere una crisi: mentre la maggior parte della gente la vede come un pericolo di morte, un giusto atteggiamento mentale permette di interpretarla come un’importante opportunità di crescita.

Ora mi rivolgo, quindi, ai miei concittadini che mi leggeranno, semmai leggeranno un articolo così “lungo”, col solo scopo di svegliare una coscienza andata in letargo ormai da una generazione intera.

Vi siete dimostrate ancora una volta, nell’emergenza e nella paura, essere persone pronte a puntare il dito su ciò che avrebbero potuto e dovuto fare “gli altri”, semplice capro espiatorio di un qualcosa che, ahimè, prescinde da tutto e da tutti.

E’ un virus, è una bomba perfetta e letale, incontrollabile nonostante tutte le prevenzioni del caso.

Non credo che voi, seguaci dell’etica e della morale, vi siate chiusi in casa, non vi siate spostati, non abbiate salutato qualcuno con la mano o con i baci, non abbiate frequentato palestre e locali, non siate andati dal parrucchiere e vi siate mantenuti rigorosamente ad un metro e mezzo di distanza da ogni essere umano incontrato per strada.

E’ capitato a lui, sarei potuto essere io, voi e chiunque altro, e questo lo sapete. Però ora è più facile dare la colpa a qualcuno per eventuali disagi, sofferenze o spiacevoli imprevisti.

Vi siete spesi nel comporre una storia tutta vostra non conoscendo nemmeno il suo nome, non vi siete nemmeno informati attendibilmente, come cultura paesana vuole. Il solo passaparola vi è bastato per ritenere vera qualsiasi indiscrezione, e poi si sa, da racconto a racconto, da bocca in bocca le notizie si trasformano, si gonfiano, esplodono.

Non basta la complicazione del virus, ma è costretto anche a subire problematiche sociali, psicologiche, ripercussioni economiche sulla sua attività soltanto perché è stato il “primo”.

Non importa se d’ora in avanti moltissime altre persone contrarranno il virus, perché la colpa è sua che l’ha importato. Perché ognuno di voi continuerà a stare chiuso in casa, a non frequentare luoghi pubblici e a distare un metro e mezzo da tutti.

Perché la colpa è sua e non, magari, di tutti coloro che hanno viaggiato, per vari motivi, in questi giorni risultando magari asintomatici in un primo momento.

Perché, il vero problema, è che in casi come questo si parli ancora di colpe…

Ora finalmente avete un colpevole.

Piuttosto che scagliarvi come incivili in preda al terrore, informatevi.

Poi prevenite, anzi preveniamo insieme e speriamo che tutto questo pandemonio finisca presto. Speriamo che il vostro colpevole si riprenda quanto prima, torni a lavorare e si prenda la sua rivincita, anche legale, sull’infamia gratuita con cui è stato colpito.

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